Una lotta per due, tre, anzi sei... Il novantaseiesimo Giro d'Italia si annuncia avvicente, sfida tecnica, ma anche contrapposizione di personalità forti, riversate su un percorso complicato, come spesso accade più duro di quello del Tour de France. Il pronostico, sulla carta, si incanala sul duello Nibali-Wiggins: lo dice la logica, lo dice il podio della scorsa Grande Boucle, occupato per i due terzi dal baronetto e dal siciliano. Ma le soluzioni sono più ampie di quel che sembra. Ryder Hesjedal per esempio ci ha preso gusto. Il canadese lo scorso anno ha vinto senza un pronosticatore a favore: una manciata di battiti di ciglia su un eterno beffato (delle corse a tappe) come Purito Rodriguez lo hanno trasformato, anche psicologicamente: c'è sicurezza nelle sue dichiarazioni, non nasconde la voglia di riprovarci e lo stato di forma evidenziato alla Liegi (dove ha consegnato la vittoria al compagno di squadra Daniel Martin) è notevole.
Non si può escludere dai favoriti neanche uno come Cadel Evans, impossibile farlo con chi ha vinto il Tour due anni fa, anche se attualmente non sta facendo vvedere granchè. E come non tenere conto della grinta feroce di Michele Scarponi, uno capace di tenere testa, o almeno di provarci senza badare a tattiche difensive, ad un certo Alberto Contador nell'anno del Giro vinto dallo spagnolo e poi revocato per la pregressa vicenda doping, quella della bistecca contaminata per intenderci. Inoltre le possibili sorprese: il forfait di Ivan Basso, alle prese con un problema
fisico ma complessivamente in condizioni modeste, priva la corsa di un senatore, tecnicamente però un outsider. Ruolo che potrebbe essere preso da Robert Gesink, storia e soprattutto età diverse rispetto al varesino: l'olandese vuole uscire da quel perenne limbo che divide un corridore buono da uno forte, ma dovrà dimostrare completezza che vada al di la della qualità di scalatore.
Ma torniamo nella logica, quella del duello tra Wiggins e Nibali. Sir Bradley cercherà di riscrivere il libro dello scorso Tour: andare fortissimo a cronometro (cosa che a lui riesce naturale), difendersi in salita con la scorta dei suoi cavalieri del Team Sky. La presenza, tra gli altri, di gente come Henao, Uran, Cataldo, la dice lunga sulla forza della squadra. E non c'è neanche tra i piedi il 'rompiscatole' Froome, che al Tour non vedeva l'ora di mostrarsi più forte del capitano in salita, e che già rivendica il ruolo di leader verso Parigi. Sfida anche tra squadre quindi, ma Nibali ha argomenti validi. L'Astana, se non proprio allo stesso livello, si avvicina al Team Sky: il giovane sardo Aru, l'esperto Tiralongo, il generoso Agnoli, Kessiakoff per le fasi in pianura, sono garanzia di affidabilità. Parole comunque, la storia la scrive la strada. Qui Nibali deve preparare più trappole possibile a 'Wiggo', ispirato dal padre padrone del ciclismo kazako (l'Astana è di quelle latitudini), quell'Alexader Vinokourov che pur tra qualche lato oscuro, in carriera ha sempre mostrato inventiva e doti da guerriero che si porta dietro anche ora che fa il dirigente.
Nibali, che probabilmente perderà parecchio nella crono di Saltara (su 55 km non ci si inventa niente), tenendo anche conto di un Team Sky favorito nella crono a squadre del secondo giorno, deve cercare di non dare subito il ruolo di padrone assoluto al britannico. Rendere complicatissime tappe insidiose è la parola d'ordine, magari a cominciare dalle strade strette del Cilento nella terza tappa, quella verso Marina d'Ascesa. Molte tappe del resto difficilissime lo sono già di loro. La decima è tutta da scopire, con salite poco conosciute come l'arrivo all'Altipiano del Montasio preceduto dal Passo Canton di Lanza. Altre invece sono visite a monumenti del ciclismo: l'arrivo dal profumo di Tour del Galibier, il Passo delle Stelvio e il Gavia alla terz'ultima tappa, l'assalto alle micidiali Tre Cime di Lavaredo al penultimo giorno. "Aspetto l'ultima settimana, con tre tappe molto importanti come la cronoscalata di Mori-Polsa, quella con arrivo a Val Martello e le Tre Cime di Lavaredo. Ho lavorato a crono ma ho cercato di migliorarmi un pò in tutto", commenta Nibali. Wiggins dal canto suo è impaziente di prendere il via: "La preparazione è andata bene, ho fatto tutto il possibile e so cosa mi aspetta. Sto solo aspettando l'inizio del Giro, l'ho fatto nel 2010 e non avrei mai immaginato di ritrovarmi oggi tra i protagonisti, è un onore essere fra i favoriti".
Le salite ovviamente interessano poco Mark Cavendish: lui dovrà stare attento ad arrivare nel tempo massimo, assecondato nel patimento dall'ampia schiera dei velocisti. Per l'Italia oltre a Daniele Bennati emergenti interessanti come Elia Viviani, Mattia Gavazzi, Fabio Sabatini, Sacha Modolo, uno da strade fiamminghe come Oscar Gatto. Attenzione anche al campione di Francia Bouhanni, all'australiano Goss, capace di tenere anche in salite di media entità ed al tedesco Degenkolb, dominatore delle volate alla Vuelta. Per loro la sveglia suona presto: nessun prologo ma un atteso volatone a Napoli alla prima tappa, ghiotta occasione che il britannico ex campione del mondo non vorrà lasciarsi sfuggire per prendere la prima rosa. Unico contrattempo, il mancato arrivo di Alessandro Petacchi, non tesserato dall'Omega per motivi regolamentari, che avrebbe fatto da ultimo vagone del treno a ''Cannonball''.
Ci sarà poi chi deve ritagliarsi gli spazi. Non vincerà in alta montagna a meno di una azione da lontano, e neanche in volata il cacciatore di tappe, l'uomo dell'impresa di un giorno: Filippo Pozzato una tappa vorrebbe proprio vincerla per archiviare una pessima campagna del Nord, per Stefano Garzelli, il più vecchio in gruppo (squadra matura la Vini Fantini, c'è anche Di Luca), sarebbe il coronamento più bello della carriera. Al confine tra l'impresa di un giorno e la classifica, lo spagnolo Samuel Sanchez: lo spagnolo, ex campione olimpico, probabilmente aspetterà gli sviluppi della prima settimana e poi deciderà il terreno. Infine, il Giro sarà anche che dilaterà ancora un po' i confini del ciclismo: prima volta di un cinese, Cheng Ji della Argos Shimano. Cina in corsa, lo scorso anno il Canada in rosa, qua e la per il mondo l'Africa in bici che inizia a farsi largo: è sempre più il ciclismo di tutti.
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