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venerdì 24 maggio 2013

Calcio/Tim Cup: domenica Roma e Lazio si giocano l'Italia

Roma, 24 mag - L'attesa sta per finire, la sfida per eccellenza della capitale, il derby tra Roma e Lazio, diventa l'ultimo atto decisivo di Tim Cup 2012-2013, in programma nell'insolito orario delle 18 di domenica prossima 26 maggio. Previsti 60.000 spettatori ed oltre 1.000 agenti delle forze dell'ordine per prevenire qualsiasi tipo di incendente, perche' la partita sia una festa del calcio. Ma la posta in gioco e' alta. Da sempre nella Capitale il derby e' una gara ricca di significato e di passione con l'accesa rivalita' tra le due compagini e le due tifoserie che hanno sempre fatto di questa stracittadina un evento speciale. Alla fine un solo vincitore portera' a casa il titolo, la qualificazione in Europa League e la supremazia cittadina. Per la Roma sarebbe la decima Coppa e la possibilita' di fregiarsi della stella d'argento. Per la Lazio invece sarebbe la sesta volta. Nel bilancio di Coppa Italia, competizione nata nel 1922, e' la prima volta che la finale sara' Roma-Lazio. I precedenti tra le due squadre capitoline sono 17 con 9 vittorie giallorosse, 5 biancocelesti e 3 pareggi. Sul piano del pronostico, i bookmakers inglesi di Stanleybet vedono favorita la Roma, quotandone il successo a 2,40 contro il 3,05 degli ''aquilotti'' mentre la possibilita' che la gara si chiuda in pareggio ai tempi regolamentari e' data a 3,25. Cosi' se sul versante ''tecnico'' (l'organico) il piatto della bilancia sembra pendere dalla parte della Roma, su quello ''tattico'' (l'allenatore) invece la situazione si ribalta. Ma e' ovvio che una finale, per di piu' un derby, sfugga ad ogni previsione, anche al di la' della cifra tecnica e della sapienza tattica. Ad oggi ancora qualche dubbio di formazione ma e' probabile che le due squadre si schiereranno cosi': ROMA (4-2-3-1): Lobont; Marquinhos, Burdisso, Castan, Balzaretti; Bradley, De Rossi; Lamela, Totti, Marquinho (Florenzi); Osvaldo. A disp.: Goicoechea, Dodo', Romagnoli, Perrotta, Taddei, Piris, Tachtsidis, Nico Lopez, Florenzi, Pjanic, Destro. All. Andreazzoli. LAZIO (4-1-4-1): Marchetti; Konko, Biava, Cana, Radu; Ledesma; Candreva, Hernanes, Onazi, Lulic; Klose. A disp.: Bizzarri, Strakosha, Ciani, Stankevicius, Crecco, Mauri, Ederson, Rozzi, Saha, Kozak, Floccari All. Petkovic. Arbitro: Orsato. La gara sara' visibile in chiaro su RAI 1 e RAI 1 HD.

DOMANI FINALE CHAMPIONS Bayern - Borussia D.: la sfida è Lewandosky-Ribery

LONDRA - Mancano ormai poche ore alla finale di Champions League di Londra, una finale che certifica il dominio stagionale del calcio tedesco proprio nel Paese, l'Inghilterra, in cui è nato il "football".Il Bayern Monaco ha disputato otto finali, di cui quattro vinte, mentre il Borussia Dortmund ne ha conquistata una, nel 1997, in cui ebbe la meglio sulla Juventus detentrice del trofeo. Nell'album dei ricordi c'è una sfida tra le due squadre nei quarti di finale della Champions League '97-'98, una sfida in cui si confrontarono due allenatori italiani. In quell'occasione il Borussia di Nevio Scala eliminò il Bayern di Giovanni Trapattoni. Arbitrò Collina. Anche quest'anno, a Wembley, il direttore di gara sarà un italiano, Nicola Rizzoli, che in campo internazionale è quotatissimo, ma nel nostro campionato non è stato sempre impeccabile. Il dominio del Bayern nella Bundeslinga (91 punti contro i 66 degli antagonisti) farebbe pensare a un pronostico favorevole alla squadra di Jupp Heynckes. In realtà, in campionato, le due squadre hanno pareggiato sia all'andata che al ritorno, mentre nella Coppa di Germania hanno avuto la meglio i bavaresi.

FORMAZIONI IN PREPARAZIONE - Jurgen Klopp dovrà fare a meno di Mario Goetze. Il talentuosissimo centrocampista offensivo si è infortunato in semifinale contro il Real Madrid e c'è chi ha malignato sulla sua indisponibilità, visto che, nella prossima stagione, vestirà proprio la maglia del
Bayern. Sulla sinistra dovrebbe giocare Grosskreutz, mentre per Reus ci sarebbe un posto più al centro. Il Bayern non farà grandi cambiamenti, a quanto pare. Qualcuno ha etichettato questa partita come la sfida fra i cannonieri Mandzukic e Lewandowski, ma nelle due squadre ci sono altri goleador come Muller, Ribery e Gomez in casa bavarese, mentre fra i gialloneri si son fatti valere Reus e Blaszczykowsky.

PRECEDENTI
- Per la quarta volta nella storia due squadre della stessa nazione si giocheranno il trofeo europeo più prestigioso. Il primo dei tre precedenti risale alla finale tutta spagnola, per teatro e contendenti, di Barcellona del 2000 quando il Real Madrid di Del Bosque travolse per 3-0 il Valencia di Hector Cuper. Il secondo è la sfida italiana di Manchester, nel 2003, tra il Milan di Carlo Ancelotti e la Juventus di Marcello Lippi, con i rossoneri che prevalsero ai calci di rigore. L'ultimo è datato 2008, a Mosca: anche qui si risolse tutto dal dischetto e il Manchester United di Sir Alex Ferguson ebbe la meglio sul Chelsea di Avraham Grant.

L'ITALIANO A WEMBLEY - Nicola Rizzoli non potrà ripetere il suo mantra "preparati come se fosse la finale di Champions League". Perchè stavolta quella partita la arbitrerà davvero. "Cosa si prova a venire designati per una partita così importante? Ci si sente orgogliosi di quello che si è fatto, del percorso compiuto per arrivare fino a una finale come questa, la più importante a livello europeo", racconta a Uefa.com. Guardandosi indietro, si rivivono i 24 anni di carriera che hai percorso per arrivare a questo punto e lo si fa con grande orgoglio". L'architetto bolognese, 41 anni, ha già diretto la finale di Europa League nel 2010: "Le finali sono tutte partite particolari. Non sono uguali alle altre partite anche se dovrebbero esserlo. Però l'esperienza fatta in una gara come quella del 2010 mi servirà molto soprattutto per capire quelle che possono essere le tensioni 'normali' di una finale sia per i giocatori, sia per tutte le componenti del gioco". Rizzoli si aspetta "una bella partita" e ammette: "Sinceramente non vorrei essere ricordato. Spero che mi ricorderanno solo leggendo il nome dell'arbitro che ha diretto questa partita, i protagonisti sono solo i calciatori. Se non vengo ricordato è meglio".

Tennis Roland Garros,sorteggiati i gironi,dieci italiani al via..

Sono stati sorteggiati a Parigi i tabelloni degli Internationaux de France al via domenica sui campi dello Stade Roland Garros, Quattro tennisti italiani al via della seconda prova Slam del 2013. : Andreas Seppi, testa di serie numero 20, debutta contro l’argentino Leonardo Mayer mentre il numero 27 del seeding Fabio Fognini affronterà un qualificato. Per Paolo Lorenzi c’è il tedesco Tobis Kamke; il taiwanese Yen Hsun-Lu infine per Simone Bolelli.
Nel Main Draw femminile ci sono sei italiane: la nuova numero 5 mondiale e best-ranking Sara Errani debutta al primo turno contro l'olandese Arantxa Rus, attuale numero 86 Wta ma lo scorso anno fino agli ottavi di finale degli Open francesi. La numero 15 del seeding Roberta Vinci affronta la francese Stephanie Foretz mentre per Francesca Schiavone, campionessa 2010 e finalista 2011, c'è l'ungherese Melinda Czink. Flavia Pennetta esordisce contro la belga numero 21 mondiale Kirsten Flipkens e Camila Giorgi contro la cinese Shuai Peng; per Karin Knapp infine un battesimo di ferro a Parigi contro Sloane Stephens, astro nascente del tennis americano.

Giro d'italia...e bufera per il tempo e Di Luca

Il Giro d'Italia sotto la neve sul Galibier domenica 19 maggio (LaPresse/Ferrari)Due brutte notizie sul Giro d'Italia. La prima è che vince il maltempo. La neve ha costretto gli organizzatori ad annullare la 19esima tappa della corsa rosa. Non è bastato modificare il percorso da Ponte di Legno alla Val Martello: in origine si dovevano scalare i passi Gavia e Stelvio, poi sostituiti da Tonale e Castrin. Ma stamattina, dato che nevicava su buona parte anche di questo tracciato, la decisione dell'annullamento. Della tappa di sabato, da Silandro alle Tre cime di Lavaredo, sopravvivrà solo la salita finale: saltano quindi i passaggi sui passi di Costalunga, San Pellegrino, Giau e Tre Croci.
DI LUCA POSITIVO - Ma la seconda notizia è forse anche peggiore: Danilo Di Luca è risultato positivo all'Epo. Il corridore abruzzese, 37 anni, già squalificato due volte (nel 2007, anno in cui vinse il Giro, per il coinvolgimento nell'inchiesta Oil for Drugs e nel 2009 per la positività all'Epo-Cera proprio al Giro) ha fallito un test antidoping a sorpresa del 29 aprile effettuato a casa sua.
Il CORRIDORE: «SORPRESO» - «Non me l'aspettavo, è stata una sorpresa per me: sono deluso. Chiederò le controanalisi e poi vedremo». Sono le poche parole pronunciate ai microfoni di Sky mentre Di Luca lasciava l'albergo di Dimaro dove era alloggiata la sua squadra.
«NOI NON LO VOLEVAMO» - Pronta la reazione della squadra, che lo licenzia. Angelo Citracca, team manager della Vini Fantini Selle Italia spiega: «Danilo Di Luca è un atleta che non faceva parte del nostro gruppo, non voluto dal team e che è stato inserito in organico per volontà del nostro main sponsor Valentino Sciotti, che per amicizia e vicinanza territoriale al corridore, ha insistito e creato le condizioni per l'inserimento dello stesso in organico». E aggiunge: Di Luca, più volte coinvolto in vicende legate al doping e già squalificato per violazioni simili, ha ricambiato la fiducia di un amico e grande imprenditore con l'ennesimo sbaglio, le cui conseguenze colpiscono, incolpevolmente, la Vini Fantini Selle Italia. L'atleta, già rientrato a seguito di una squalifica con altri team, non rientrava nella filosofia e nei programmi della nostra squadra, impegnata da anni nella scoperta e formazione di giovani atleti». Poco dopo per Di Luca è arrivata la sospensione dell'Uci (Unione ciclistica internazionale).
ARMSTRONG: «MA SEI DAVVERO COSì STUPIDO?» - «Anche se ho zero credito sull'argomento doping, non riesco a non pensare »davvero Di Luca? Ma sei davvero così stupido?«. Lance Armstrong, su Twitter, critica pesantemente Danilo Di Luca, risultato positivo all'Epo a un test antidoping a sorpresa effettuato il 29 aprile a casa sua. Armstrong, di recente, ha visto di fatto cancellata la propria carriera dopo aver ammesso di aver fatto uso di doping.

Stramaccioni esonerato al telefono

L'era Walter Mazzarri sta per cominciare all'Inter. E' ufficiale infatti l'esonero di Andrea Stramaccioni. La decisione del club, inevitabile dopo la stagione da incubo dei nerazzurri, è arrivata giovedì sera, dopo il lungo temporeggiare del presidente Massimo Moratti.
 
E' stato il direttore tecnico Marco Branca, per telefono, a comunicare l'esonero al tecnico influenzato.
 
Ora da risolvere la questione contrattuale: l'allenatore romano è legato fino al 2015 alla società meneghina, che punta alla risoluzione del contratto. 
 
In mattinata Esteban Cambiasso, uomo della vecchia guardia della Beneamata, aveva praticamente dato il benservito a Stramaccioni. 
 
"Ogni stagione è diversa ma ancora non sappiamo se ci sarà un nuovo allenatore forse ne sapete più di noi -  ha dichiarato El Cuchu -.  Ma prepararla con lo stesso allenatore come mi è capitato nel passato porta comunque delle differenze, di calciatori, di preparazione. Ma non credo sia una difficoltà questa, ogni volta è sempre nuovo. I cambi di allenatore sono conseguenza di risultati che non arrivano. Da quando c'è il calcio i primi a saltare sono gli allenatori, indipendentemente dalle società, a parte il caso unico del Manchester United. Non valuto i giudizi nei confronti miei, della squadra o dell'allenatore, bisogna capire chi li fa, perché e valutarli internamente. A volte i giudizi ti aiutano a crescere se capisci chi li dà e perché lo fa", riporta FcInternews.it.
Intanto il Biscione ha presentato  il ritiro estivo del 2013. Per il terzo anno consecutivo avrà luogo a Pinzolo, dove i giocatori della Beneamata si ritroveranno il 10 luglio e resteranno fino al 21 dello stesso mese.
"Siamo lieti di tornare in Val Rendena, con la quale si è creato un forte legame - ha dichiarato Giorgio Ricci, direttore commerciale dei meneghini -. Ma quello con Pinzolo rimane comunque un legame che dura 12 mesi all'anno. Il 10 luglio la squadra inizierà a tutti gli effetti l'avventura".

Montella eletto mister dell'anno dai gionalisti...

Quarto in classifica, ma primo per i giornalisti italiani: Vincenzo Montella è stato eletto miglior allenatore della serie A 2012/2013.
Il sondaggio lanciato da Sportal.it, che ha interpellato oltre 100 addetti ai lavori, ha infatti incoronato il tecnico dei viola. L'ex 'Aeroplanino' ha riportato in alto il club gigliato, sfiorando la Champions League con un gioco spettacolare e giudicato da molti (compreso il ct Cesare Prandelli) il più bello del nostro campionato.
Montella ha raccolto 344 punti e ha distanziato con ampio margine Antonio Conte. Nonostante il secondo scudetto consecutivo, vinto al termine di una stagione dominata dalla sua Juventus, l'allenatore salentino si è dovuto accontentare del secondo posto, a quota 256.
Sul terzo gradino del podio si è piazzato invece Walter Mazzarri, che ha battuto in volata Rolando Maran e Francesco Guidolin. Sesto Massimiliano Allegri, che ha chiuso davanti alla sorprendente coppia del Cagliari, Ivo Pulga e Diego Lopez.
Classifica:
Montella 344, Conte 256, Mazzarri 81, Maran 69, Guidolin 68, Allegri 47, Pulga e Lopez 19, Sannino 5, Pioli e Zeman 4, Gasperini, Iachini e Petkovic 3, Rossi 2, Corini, Malesani e Ventura 1.

giovedì 23 maggio 2013

FORMULA 1 gp di montecarlo...le mercedes meglio degli altri.

MONTECARLO - La pista conferma le previsioni (e i sospetti di tutti, a cominciare dai ferraristi): sono le Mercedes, alias Frecce d'Argento, le principali indiziate a conquistare, sabato, la pole position del 71° Gp di Monaco. Se accadesse, sarebbe la terza volta di fila dopo Bahrein e Spagna. Nico Rosberg ha messo il proprio sigillo su entrambe le sessioni delle prove libere e al pomeriggio al suo primato ha fatto seguito il secondo posto del compagno di squadra Lewis Hamilton (al mattino, invece, era stato Fernando Alonso a concludere alle spalle del tedesco).

SCENARI DIVERSI - Caratterizzata ormai come macchina più veloce sul giro secco - salvo poi essere stata, fin qui, carente sul ritmo di gara - la W04 prenota la prima fila per mandare all'incasso un vantaggio che tra le tortuose strade del Principato potrebbe rivelarsi decisivo. Con un numero di soste inferiore rispetto ad altri tracciati, con meno chance di sorpassare, insomma con uno scenario complessivo meno votato alle rimonte, chi riuscirà a riprendere le Frecce, in caso di loro fuga? Alla domanda tentano di dare buone risposte le Ferrari, le Lotus e le Red Bull e questo - per quanto possono valere i verdetti del venerdì - pare anche l'ordine con cui la concorrenza si presenta in battaglia.
SIMULAZIONI - La Ferrari, che al pomeriggio ha dedicato un bel po' di tempo alle simulazioni del Gp, non sembra messa affatto male: terza con Fernando (da record nel primo settore, ma a tre decimi da Rosberg nel terzo) e quarta con Massa nella seduta più importante, può tentare di darsi da fare, anche se l'impressione è che per centrare la prima fila servirà un giro-capolavoro. Anche la Lotus promette scintille, di sicuro migliori e più incoraggianti di quelle che ha prodotto Romain Grosjean al pomeriggio impattando su un guard rail dopo la curva di St. Devote e sfasciando la sospensione anteriore sinistra. Le macchine nere, concentratesi sul ritmo di gara e dunque in parte defilate, paiono peraltro sornione, pronte alla zampata.
RED BULL IN DIFFICOLTA' - Non sembra invece così per le Red Bull, detto che Vettel - galleggiante tra il nono e il decimo posto - ha accusato problemi al retrotreno e al kers e ha ceduto il passo al compagno di squadra Webber. Il team iridato non sembra aver ancora trovato la quadra giusta, anche se stavolta sembra più difficile dare la colpa alle gomme, sulle quali i giudizi sono abbastanza unanimi (tendono a riscaldarsi parecchio) senza che si registrino drammatici cedimenti come in altre circostanze. A proposito della questione/polemica del momento, un team è uscito allo scoperto dichiarandosi contrario alle modifiche (aggiustamenti e ritocchi, non passaggi strutturali) che la Pirelli ha ipotizzato di introdurre entro il Gp del Canada: è la Force India. Considerato che sia la Ferrari sia la Lotus sono a loro volta poco propense alla svolta, siamo ben lontani dall'unanimità necessaria per dare corso al cambiamento.

Giro d'Italia, tappa 18. Pazzesco Nibali: vince la cronoscalata e ipoteca il Giro

Dalla prima pedalata è sembrato il più forte di questo Giro. E anche la terza settimana sta ribadendo i valori in campo. Vincenzo Nibali è il dominatore del Giro 2013. La cronoscalata da Mori a Polsa, 20,6 km, è stata una straordinaria prova di forza. In una specialità, le prove contro il tempo, che non dovrebbero favorire Vincenzo. Il secondo della classifica di tappa, Samuel Sanchez, è stato lasciato a 58", nonostante il siciliano dell'Astana abbia corso sotto il diluvio a differenza dello spagnolo.
STRAORDINARIO — Nibali ha corso davanti a tutti fin dal primo intermedio. Non sembrava sentire neppure la catena dalla scioltezza con cui pedalava. Tra gli uomini di classifica bene Michele Scarponi, malissimo Cadel Evans, mentre ha tenuto Rigoberto Uran grazie a una eccellente seconda parte. Si accende la lotta per il podio: ora Nibali ha 4'02" su Evans e 4'12" su Uran. In lizza per il podio anche Scarponi, a 5'14". Giro chiuso nella sostanza, mentre resta da assegnare anche la maglia bianca dei giovani nel gran duello tra Carlos Betancur e Rafal Majka.
ORDINE D'ARRIVO — 1. Nibali (Ita/Astana) in 44'29"; 2. Samuel Sanchez (Spa/Euskaltel) a 58"; 3 Damiano Caruso (Ita/Cannondale) a 1'20"; 4. Scarponi (Ita/Lampre) a 1"21"; 5. Majka (Pol/Saxo-Tinkoff) a 1'25"; 6. Uran Col/ Sky) a 1'26"; 7. Betancur (Col/ Ag2r) a 1"32; 8. Clement (Ola/Blanco) a 1"36; 9. Cataldo (Ita/ Sky a 1'41"; 10. Di Luca (Ita/Fantini) a 1'52".
PIANO B — Domani è previsto il tappone alpino, con Gavia, Stelvio e Val Martello. Visto l'imminente peggioramento delle condizioni meteo, gli organizzatori hanno previsto un percorso alternativo che comprende Tonale, l'inedita salita del Passo del Castrin prima della salita finale. La decisione definitiva verrà presa domattina.

Serie A Basket - Milano fuori nel peggiore dei modi, Siena in semi

La Montepaschi Siena raggiunge in semifinale la Cimberio Varese. I menssanini superano L'EA7 Emporio Armani Milano per 80-90 in una partita dominata dall'inizio alla fine, con un Hackett indemoniato in campo e capace di sfruttare tutte le lacune mostrate dall'Olimpia. Per lui ci sono 25 punti in tabellino, per Milano tanta amarezza.
Davanti al pubblico amico del Forum di Assago e dopo le tensioni e le scaramucce a distanza della vigilia, l'Armani parte malissimo, andando subito sotto e accusando la superiorità degli ospiti, efficaci tanto in attacco quanto in difesa. Il primo quarto si chiude con Siena sopra di 5 ed è chiaro che qualcosa nel gioco meneghino non gira.
Siena continua a fare il suo anche nel secondo quarto, ma i padroni di casa crescono, sbagliano meno e difendono meglio, portandosi a -2 a metà gara e riaprendo virtualmente la partita. E' un fuoco di paglia, perché Siena torna in campo dopo l'intervallo più inferocita che mai, mentre per gli uomini di Scariolo è faticoso penetrare nelle maglie della difesa avversaria e quando ci riescono la finalizzazione dalla lunetta non è così scontata (23/34 nei liberi alla fine dell'incontro)
Pian piano la Mens Sana dilaga e il terzo quarto si chiude 68-57 per i toscani, che in gara raggiungono il loro massimo vantaggio a +16. Milano pasticcia, sbaglia tanto al tiro, i suoi giocatori nel panico commettono le leggerezze più impensabili come inciampare e fare passi e alla fine il clima si scalda, tanto che la panchina milanese si prende anche un tecnico. Nel finale i padroni di casa provano ad accorciare le distanze, ma la superiorità di Siena è evidente e la sirena non serve ad altro che a mettere la parola fine a una brutta figura che il pubblico delle grandi occasioni non gradisce, tributando ai suoi beniamini pochi applausi e tanti fischi.
Al pubblico, infatti, resta l'amaro in bocca per aver solo accarezzato il sogno di conquistare la semifinale dopo una serie partita bene e già quasi chiusa. L'Olimpia aveva letteralmente asfaltato gli avversari in gara 1, aveva vinto gara 2, si era fatta rimontare sul 2-2 per poi vincere gara 5. Siena, però, ha avuto la bravura di restare attaccata alla serie, vincere bene gara 6 e assestare l'affondo decisivo in gara 7.
Il tabellino:
EA7 EMPORIO ARMANI MILANO: Giachetti ne, Hairston 10, Fotsis 5, Chiotti ne, Bourosis 9, Melli 6, Mensah-Bonsu 4, Bremer 17, Langford 18, Gentile 9, Green 2, Basile ne. Allenatore: Scariolo.
MONTEPASCHI SIENA: Brown 17, Eze 4, Carraretto 3, Rasic, Kangur 5, Sanikidze 17, Ress 5, Ortner, Lechthaler ne, Hackett 25, Christmas, Moss 14. Allenatore: Banchi.
ARBITRI: Cicoria-Begnis-Sardella

SEMIFINALI=Roma-Cantu    Siena-Varese
 

Serie B : Semifinali playoff,si concludono 1-1 le due partite...

Primo atto delle semifinali playoff di B: il Livorno pareggia 1-1 sul campo del Brescia nella gara delle 18, stesso identico risultato per l'Empoli a Novara nella partita delle 20.45. Domenica il ritorno, con entrambe le gare alle 20.45. L'obiettivo è raggiungere Sassuolo e Verona in Serie A.
 
BRESCIA-LIVORNO 1-1
— Sotto lo sguardo attento di Mario Balotelli in tribuna Brescia e Livorno si sono sfidate per l’andata delle semifinali playoff. Brescia privo di Caldirola con Calori costretto a schierare Daprelà centrale con Scaglia terzino sinistro. Nicola, ex Lumezzane, affida la difesa della porta a Mazzoni per la squalifica di Fiorillo. I 12.000 del Rigamonti corrono subito un brivido, dopo soli 6’, quando Emerson dalla distanza calcia verso la porta. La palla sfugge dalle mani di Arcari: un déjà vu della sfida del “Picchi” di campionato, ma questa volta la difesa bresciana spazza prima che sulla sfera si avventino giocatori amaranto. Il Brescia si fa vedere al 12’. Sodinha per Corvia: conclusione affrettata con palla in curva. Quattro corner consecutivi dei padroni di casa attorno al ventesimo mettono in serio affanno Mazzoni. Ancora Brescia con Corvia che prova la botta dai venti metri: Mazzoni blocca senza affanni. Dalla parte opposta prova a pescare il jolly Belingheri. La sua battuta a rete sfiora l’incrocio dei pali alla destra di Arcari. Livorno pericoloso al 24’: Paulinho inventa per Schiattarella, un filtrante che taglia in due la difesa. Provvidenziale il recupero di Scaglia sull’estero amaranto. Ma all’ennesimo corner il Brescia passa. Parabola di Scaglia e Caracciolo vola più in alto di Decarli a deviare in rete di testa per il gol del vantaggio. 103 gol per l’attaccante milanese che entra così nella storia del club lombardo come miglior marcatore di tutti i tempi. Il Livorno reagisce e al 42’ solo un grande intervento di Arcari nega il pareggio a Belingheri. Squadre negli spogliatoi con il Brescia in vantaggio. La ripresa si apre con il pareggio del Livorno con Paulinho. Nella circostanza determinante l’errore di Arcari in uscita. Il numero uno bresciano travolge De Maio perdendo la palla, rapido l’attaccante brasiliano a infilare la porta sguarnita. Il gol degli amaranto paralizza le gambe dei ragazzi di Calori. Il Livorno controlla, il Brescia fatica a costruire palle gol. Sussulto dei biancoazzurri alla mezz’ora con una bella acrobazia di Corvia in area piccola, mira sballata. Al 32’ il Brescia perde Caracciolo per infortunio al braccio, al suo posto entra Mitrovic. Nel finale Mazzoni salva il pareggio su botta all’incrocio di Finazzi. Termina 1-1, domenica la gara della verità.

NOVARA-EMPOLI 1-1
— Come la prima semifinale, anche la seconda si chiude sul punteggio di 1-1, a testimonianza di un equilibrio che apre i playoff di serie B a qualsiasi risultato. Colpisce l’Empoli, reagisce il Novara e ogni verdetto è, di fatto, rinviato alla gara di ritorno, domenica sera a Empoli. Aglietti ritrova la formazione tipo dopo l’ampio turnover attuato nell’ultima di campionato mentre l’Empoli sceglie il centrocampo a rombo con Saponara a supporto del tandem Maccarone-Tavano. Nemmeno il tempo di assaporare il pubblico delle grandi occasioni per il Novara, che dopo soli 3’ si trova costretto a inseguire. Nasce da un’innocua punizione di Valdifiori (da quasi 40 metri) il vantaggio ospite, con la difesa azzurra immobile e Maccarone, che è nato a Novara ma veste la casacca dell’Empoli, si trova da solo davanti a Bardi e, pur da posizione defilata, non manca il gol dello 0-1. La rete subita ha il potere di scuotere il Novara, che si riversa in attacco mentre l’Empoli gestisce e si affida al contropiede. Bassi protagonista in più occasioni, con i padroni di casa che protestano anche per un fallo di mano di Hysaj in piena area: tutto regolare per Candussio che non concede il rigore. La partita è accesa e ne fanno le spese Pesce e Accardi, out per infortunio, mentre la svolta vera e propria arriva al 36’. Incursione in area di Maccarone che va al tiro e salvataggio, a Bardi battuto, di Lisuzzo in tuffo; non solo, perché sugli sviluppi della ripartenza seguente, Lazzari cade in area dopo un contatto, che pare veniale, con Laurini. Stavolta Candussio comanda il rigore e Buzzegoli, infallibile dagli undici metri, pareggia. Nella ripresa le squadre si allungano (gioca meglio l’Empoli, più confusionario il Novara) e ne scaturiscono diverse emozioni con continui ribaltamenti di fronte. Poche, però, le occasioni da gol (giusto un paio di conclusioni dal limite a testa, che esaltano i riflessi dei due portieri): finisce 1-1 con l’Empoli che nella gara di ritorno, in casa, avrà a disposizione due risultati su tre per centrare la qualificazione alla finalissima.

Giro d'Italia, Visconti concede il bis. Nibali resta in maglia rosa

VICENZA - Quanto conta la psicologia. Domenica scorsa, prima dello sconfinamento in Francia, Giovanni Visconti si avvolgeva in tormenti da corridore: la vittoria non arrivava, il momento giusto sembrava sempre inafferrabile. Settantadue ore dopo, ecco un altro uomo: l'impresa sul Galibier, ora uno splendido assolo verso Vicenza. Non per voler andare controcorrente, ma questo successo vale ancora di più di quello in terra francese. In quella circostanza, pur con gli ingredienti dell'epica (freddo, neve ecc.), Visconti ha beneficiato delle paure degli uomini di classifica, arroccati sulle proprie posizioni. Stavolta invece ha piazzato una stoccata straordinaria sull'unica salita significativa della giornata, resistendo al ritorno di una banda disposta a tutto: cacciatori di tappe, gente di classifica (a proposito, Nibali resta in rosa) e velocisti - pochi - sopravvissuti.

Una frazione che vive sull'epilogo: la salita di Crosara e la picchiata verso Vicenza. In precedenza, media bassa, una giornata dal clima buono (era ora) e pochi sussulti. C'è il tempo per riflettere sulla personalità degli uomini che scappano. In fondo, una fuga al Giro d'Italia è un piccolo spaccato di vita, ci sono tante sfaccettature. Ad esempio, tra i quattro che si avvantaggiano, uno come Maxim Belkov parte perchè vuole vincere. Lo ha già fatto a Firenze, per poco non ci è riuscito anche a Treviso, inghiottito dall'acqua e dai velocisti quando alla linea mancavano due/trecento metri. E' vero, oggi ha stabilito il record dei km
in fuga, ma a lui questo poco importa, pensa solo ad arrivare primo. Non è un caso che quando il gruppo bracca ormai da vicino, il russo si rialza celermente.

Invece uno come Rubiano Chavez, specialmente in tappe pianeggianti, dà alla fuga un senso malinconico: il venezuelano sa benissimo che verrà ripreso, ma insiste, rimpingua l'enorme numero di km di fuga dell' Androni, leader collettiva nelle inquadrature dei battistrada. E infatti è l'ultimo a mollare... Con loro ci sono il belga della Lotto, Gert Dockx (bel nome, da corridore), e l'australiano della Orica, Luke Durbridge: quest'ultimo lancia un segnale immediato dopo l'abbandono di Goss, ko per un virus che lo sta torturando da inizio Giro. Nessun virus invece per Mattia Gavazzi, altro velocista non più in gara. Ultimo in classifica, con la frazione di domenica nella sua Brescia cerchiata di rosso, cerca di risparmiare energie aggrappandosi ad una macchina. Magari in un ciclismo pionieristico qualcuno saliva pure su un treno per abbreviare, ma ormai ci sono troppi occhi indiscreti.

Momento decisivo sulla salita, pendenze toste, si svetta a 16 km dal traguardo. Di Luca, scortato da Proni, esce dal gruppo. L'abruzzese però non riesce nel definitivo cambio di ritmo. Lo fa Visconti, che riprende Rubiano Chavez e se ne libera. Dietro non c'è una squadra guida: la maggior parte dei velocisti mollano. Cavendish viene scortato da tutti i compagni (l'anno prossimo la Omega avrà un uomo di classifica, Uran), ma deve arrendersi. Sul traguardo attendono l'aspirante profeta in patria Pozzato, ma il bel Filippo (quarto), sfodera un'altra incompiuta. Lo precedono lo sloveno Mezgec e soprattutto Ramunas Navardauskas. Il lituano è sempre più personaggio: alza le braccia e caccia l'urlo. Semplicemente non si era accorto di Visconti...

ORDINE D'ARRIVO
1 - Giovanni Visconti (ITA-Movistar)
2 - Ramunas Navardauskas (LTU-Garmin) a 19''
3 - Luka Mezgec (SLO-Argos) a 19''
4 - Filippo Pozzato (ITA-Lampre) a 19''
5 - Danilo Hondo (GER-Radioshack) a 19''
6 - Salvatore Puccio (ITA-Sky) a 19''
7 - Sacha Modolo (ITA-Bardiani) a 19''
8 - Fabio Felline (ITA-Androni) a 19''
9 - Francisco Ventoso (ESP-Movistar) a 19''
10 - Cadel Evans (AUS-BMC) a 19''
CLASSIFICA GENERALE
1 - Vincenzo Nibali (ITA-Astana)
2 - Cadel Evans (AUS-BMC) a 1'26''
3 - Rigoberto Uran (COL-Sky) a 2'46''
4 - Michele Scarponi (ITA-Lampre) a 3'53''
5 - Przemyslaw Niemec (POL-Lampre) a 4'13''
6 - Mauro Santambrogio (ITA-Fantini) a 4'57''
7 - Carlos Betancur (COL-Ag2r) a 5'15''
8 - Rafal Majka (POL-Saxo Tinkoff) a 5'20''
9 - Benat Intxausti (ESP-Movistar) a 5'47''
10 - Robert Gesink (NED-Blanco) a 7'24''

martedì 21 maggio 2013

Stramaccioni oramai e agli sgoccioli sulla panchina dell'inter...

Andrea Stramaccioni allena le giovanili della Roma ed ha successo.
Passa all'Inter occupandosi ancora di settore giovanile e vince ancora.
Mentre i suoi giovanotti vincono, la "prima squadra" perde.
Perde da quando il Presidente non investe valanghe di milioni di euro.
I bilanci della società sono impietosi: anni di spese pazze hanno prodotto un deficit spaventoso.
Dal punto di vista sportivo un ridimensionamento è accettabile dopo i trionfi del Triplete. La Champions, il campionato , le coppe sono ormai in bacheca; anche l'etichetta di perdente che Moratti aveva appiccicata addosso non ha più ragione di esistere.
I migliori vengono ceduti, restano vecchi campioni stanchi di vittorie e saturi di soddisfazioni tecniche e di economiche. Certo arriva anche qualche giovane di belle speranze, ma ben poca cosa.
L'Inter perde e allora perchè non provare con questo giovane allenatore che vince con i quasi suoi coetanei?
Una cosa del genere l'aveva fatta il grande Barcellona e da lì aveva costruito i suoi successi.
Ma la storia poco spesso si ripete e questa volta le cose vanno male.
Il giovane allenatore non riesce a imporsi, i vecchi campioni impongono le loro scelte, i giovani hanno paura di sbagliare.
Come un novello nocchiero non saprebbe governare una nave in mezzo ai flutti di una sconosciuta tempesta così Stramaccioni non riesce a risollevare le sorti della sua squadra.
Eppure lui era convinto di essere bravo, anche il Presidente gli diceva che era bravo, perchè succedeva tutto ciò?
La nave ritornò nel porto, squassata, distrutta praticamente da ricostruire. Il Presidente l'avrebbe riparata, ma non ha più il coraggio di affidarla al giovane nocchiero.
Ci sarà mai più qualcuno che gli affiderà una nave?

La juventus in visita dal papa...

Un'intensa emozione per una festa scudetto davvero speciale. L'ha vissuta la delegazione della Juventus che è stata ricevuta in udienza privata da Papa Francesco. Nel tardo pomeriggio in Vaticano sono arrivati il presidente bianconero, Andrea Agnelli, accompagnato dagli amministratori delegati Giuseppe Marotta e Aldo Mazzia, dal tecnico, Antonio Conte, e dal capitano Gigi Buffon. Ad attenderli, in Santa Marta, il Pontefice, con il primo segretario personale, monsignor Alfred Xuereb, il segretario di Stato Vaticano, cardinale Tarcisio Bertone, e l'arcivescovo Giovanni Angelo Becciu.
"Ci ha spiegato l'umiltà", hanno poi raccontato emozionati i neo campioni d'Italia: "Provo grande orgoglio per la visita - ha detto il presidente Agnelli - tra l'altro noi perseguiamo il valore dell'umiltà. Si è parlato anche del senso della competizione e del valore dell'aggregazione che lo sport offre", ha aggiunto il presidente bianconero. "Stupisce quanto sia semplice il modo di porgersi di Papa Francesco, mi ha messo addirittura a mio agio con la sua umanita", le parole dell' allenatore Antonio Conte, mentre Gigi Buffon si è detto sorpreso dal vedere tanti tifosi bianconeri in Vaticano. In passato il club bianconero era già stato ospite della Santa Sede ma questa è stata la prima volta di un incontro con il Papa.
Occasione migliore non poteva esserci dopo la vittoria del secondo titolo consecutivo, considerato anche che il Santo Padre è un grande appassionato di calcio, è tifoso del club argentino del San Lorenzo de Almagro, di cui ha anche la tessera, ed è anche un simpatizzante juventino. Con un sorriso infatti ha ammirato la maglia bianconera numero 1 ricevuta in dono da Buffon con gli autografi di tutta la squadra. Nel colloquio, Papa Francesco e Agnelli si sono soffermati sul valore dello sport come elemento di unione tra le persone. Proprio di fratellanza aveva parlato il Santo Padre appena eletto. Il presidente bianconero gli ha quindi donato una riproduzione della coppa dello scudetto.
Dopo l'udienza con Papa Bergoglio, la delegazione juventina ha continuato la giornata in Vaticano incontrando gli "Gli Amici della Juventus" della Santa Sede, presso la Domus Mariae a Palazzo Carpegna, con cui ha proseguito i festeggiamenti per il titolo. In precedenza Marotta e Conte avevano fatto visita allo Juventus Club Rai di Roma. A Torino, invece, Alessandro Del Piero ha inaugurato la mostra fotografica "Giochiamo ancora", ispirata al suo libro pubblicato lo scorso anno, che ha una doppia finalità benefica. Due parole sullo scudetto: "Ho seguito i miei ex compagni dall'Australia, sono molto felice per il bis scudetto, hanno fatto una grande impresa, sono stati fantastici". Era a Torino il giorno del titolo. "Non sono riuscito ad andare allo stadio per la partita scudetto - ha detto ironicamente -, non ho trovato il biglietto, ho telefonato ma i telefoni erano tutti spenti...".
fonte ansa