Qualche squadra ci ha provato ad avvicinarsi e, quando accadeva, veniva ribattezzata “anti-Juve”. Ogni volta, i tentativi, sono stati subito respinti al mittente. E’ stata come una gara di Usain Bolt, quando schianta gli avversari già ai blocchi di partenza e poi, se li vede con la coda dell’occhio, accelera la falcata con una naturalezza più divina che umana.
Questo ha fatto la Juve: ha preso il largo, ha controllato le inseguitrici e prima ancora che potessero accarezzare sogni di gloria, ha gentilmente ricordato che non era neanche il caso di provarci.
Lo ha fatto nell’arco di tutto il campionato e durante le singole gare. Ha giocato un calcio aggressivo e efficace, spettacolare e al tempo stesso solido, forte di una maturità ormai acquisita e conclamata.
Una maturità raggiunta dalla squadra, dallo staff tecnico, dalla società. Da tutti coloro che lavorano per portare in alto la Juve e che grazie ad uno sforzo imponente sono riusciti a rendere non indolore, ma ininfluente, l’assenza di Antonio Conte dalla panchina nei primi quattro mesi della stagione.
Essere riusciti a superare questo periodo senza contraccolpi, ma anzi iniziando a scavare il solco che ha diviso i campioni d’Italia dal resto del gruppo, è un merito ulteriore e la conferma che le vittorie non si improvvisano, ma sono frutto di un lavoro serio, pesante e condiviso.
Il resto lo fanno la tecnica, la tattica, la corsa, la grinta. Lo fanno l’esplosione di talenti come Pogba e la conferma di fenomeni come Barzagli, la leadership di monumenti come Pirlo e Buffon e la personalità di lottatori come Vidal e Marchisio, i piedi raffinati di Vucinic e Giovinco e la potenza di Chiellini e Matri, la volontà di ferro di Giaccherini e Padoin e l’estro di Asamoah e Quagliarella...
Conte ama ripetere che non ringrazierà mai abbastanza i suoi ragazzi, perché con il secondo scudetto consecutivo hanno raggiunto un risultato straordinario. E ha ragione. Il fatto è che ci sono riusciti rendendo scontato l’eccezionale, facendo apparire ovvia un’impresa. Quello che dopotutto la Signora ha sempre fatto nella sua storia. E in fin dei conti, il capolavoro è proprio stato questo: non solo rivincere, ma farlo da Juve.
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