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lunedì 27 maggio 2013

DOPO PARTITA ROMA-LAZIO...biancazzurri festeggiano,giallorossi contestati...

ROMA - Centinaia di tifosi della Lazio si sono riuniti per festeggiare la vittoria con la Roma nella finale di Coppa Italia tra piazza della Libertà - dove il club è stato fondato nel 1900 - e piazza del Popolo. Tra clacson, bandiere biancoazzurre e tricolore, cori come "solo la Lazio, a Roma c'è solo la Lazio" i supporter biancocelesti provenienti dallo stadio Olimpico hanno paralizzato il traffico all'ingresso del centro storico. La squadra ha festeggiato il trionfo uscendo dallo stadio Olimpico su un bus scoperto che poi ha attraversato le strade della città. Alcuni giocatori hanno esibito con orgoglio l'edizione straordinaria del Corriere dello Sport, distribuita in occasione del trionfo biancoceleste.
   L'ALLENATORE Vladimir Petkovic si toglie la soddisfazione di conquistare il primo trofeo al suo primo anno in Italia. E dà gran parte del merito ai giocatori e afferma che "E' una vittoria che ci premia per il gran lavoro svolto in questa stagione"."Lo meritavano per l'applicazione e i sacrifici fatti tutto l'anno. Ero sicuro che avremmo fatto bene. sapevo che tutta la preparazione e il lavoro di questi ultimi giorni sarebbero serviti. I ragazzi comunque hanno dato l'anima e anche alla fine non abbiamo rischiato troppo nonostante i lanci lunghi della Roma. Piuttosto potevamo sfruttare meglio qualche contropiede, ma ora non importa più''
LOTITO: LA VITTORIA DEL GRUPPO - Anche Claudio Lotito ringrazia a squadra: "Non ha mollato un centimetro, lottando con determinazione, cuore e fisico. Questi ragazzi - hanno valori: non sono solo agonistici e atletici, ma anche di carattere morale. Noi dobbiamo dare l'esempio. Aver mandato la squadra in ritiro era un modo per far acquisire serenità all'ambiente. Ho mandato la squadra a Norcia, ieri abbiamo vissuto una giornata bellissima, a Formello dove c'erano tutte le famiglie, compresi mia moglie e mio figlio. Abbiamo dimostrato che siamo un gruppo coeso".
                                                 FESTA IN CITTA SUL BUS SCOPERTO

 CONTESTATI A TRIGORIA I GIALLOROSSI
ROMA - Cori offensivi, uova, sassi e bottiglie. Questa l'accoglienza che il pullman della Roma ha trovato al rientro al centro tecnico 'Fulvio Bernardinì, nella zona di Trigoria, dopo la sconfitta per 1-0 in finale di Coppa Italia contro la Lazio. La partita dell'Olimpico, oltre a decretare il ko giallorosso nel derby, ha sancito anche la mancata qualificazione della formazione di Andreazzoli alla prossima Europa League. La delusione dei tifosi è così scaturita in una contestazione andata in scena davanti al centro sportivo, presidiato da alcuni blindati delle forze dell'ordine, dove circa 200 sostenitori giallorossi hanno lanciato sassi e uova contro il bus romanista provocando la rottura di un vetro. Pesanti cori di insulti sono poi stati rivolti al presidente James Pallotta e all'indirizzo dei dirigenti Franco Baldini e Walter Sabatini. Bersaglio della rabbia dei tifosi anche i giocatori (alcuni dei quali presenti sul pullman come Destro, Burdisso, Pjanic, Goicoechea e Tachtsidis) accusati di essere solo dei 'mercenarì. Tra i più 'bersagliatì dai cori anche il romano e romanista Daniele De Rossi (assente dal bus così come Totti), reo di aver sbagliato l'ennesima partita di una stagione al di sotto delle aspettative. Nel corso dell'ultima partita di campionato all'Olimpico contro il Napoli erano stati esposti sugli spalti alcune scritte minacciose come "26-5-13 vincete o scappate" e "Dopo un'altra stagione con l'amaro in bocca, l'unico imperativo è vincere la Coppa", mentre proprio giovedì scorso all'esterno del centro sportivo di Trigoria era stato attaccato lo striscione "O Coppa o morto".

domenica 26 maggio 2013

La LAZIO batte la roma 1-0 gol di lulic al 71 e conquista la COPPA ITALIA

                 LAZIO VINCITRICE COPPA ITALIA 2013

ROMA (4-2-3-1): 1 Lobont; 3 Marquinhos, 5 Castan, 29 Burdisso, 42 Balzaretti; 16 De Rossi, 4 Bradley; 8 Lamela, 10 Totti, 7 Marquinho; 22 Destro.
A DISP. Goicoechea, Svedkauskas, Romagnoli, Piris, Taddei, Dodò, Florenzi, Perrotta, Tachtsidis, Pjanic, Osvaldo, Lopez. All.: Andreazzoli.

LAZIO (4-1-4-1): 22 Marchetti; 29 Konko, 20 Biava, 27 Cana, 26 Radu; 24 Ledesma; 87 Candreva, 23 Onazi, 8 Hernanes, 19 Lulic; 11 Klose.
A disp.: 1 Bizzarri, 2 Ciani, 33 Stankevicius, 3 Dias, 17 Pereirinha, 15 Gonzalez, 6 Mauri, 7 Ederson, 25 Rozzi, 99 Floccari, 18 Kozak. All.: Petkovic.

ROMA - La Lazio batte la Roma 1-0, vince la Coppa Italia e va in Europa. Decide la rete di Lulic al 71' e Petko salva la stagione.

È la Lazio la regina della Coppa Italia 2013: il derby più sentito, quello in cui la posta in palio con la Roma erano il trofeo e tanto altro, se lo aggiudica la formazione biancoceleste. La finalissima finisce 1-0 per gli uomini di Petkovic. L'eroe del pomeriggio romano è il bosniaco Lulic che al 26' della ripresa mette la zampata vincente: in un colpo solo la Coppa, l'accesso all'Europa League e il sigillo sulla fallimentare stagione dei rivali cittadini. La Roma, troppo rinunciataria e difensiva fallisce l'ultimo obiettivo stagionale, quel trofeo che avrebbe salvato un'annata poco felice e invece chiude la stagione nel peggiore dei modi.

La Lazio a segno

Sorride la Lazio, apparsa sin dai primi minuti più determinata nel centrare l'obiettivo. «Sempre più primi nella capitale, la vittoria è nostrà recita la maglia celebrativa indossata dai giocatori della Lazio durante la premiazione mentre Petkovic portava l'aquila Olympia e in tribuna la piccola Chanel Totti è in lacrime. La Roma deve ancora rimandare la vittoria nel derby (quest'anno due sconfitte ed un pareggio tra campionato e Coppa) e la stella d'argento, mentre i biancocelesti portano in bacheca la sesta Coppa Italia, la seconda dell'era Lotito. C'era tantissima attesa e tensione per questa partita non solo per la posta in palio ma soprattutto per l'ordine pubblico. Imponente lo schieramento delle forze dell'ordine, afflusso regolare e tanti cori e sfottò tra le due curve che hanno dato vita anche ad un botta e risposta a suon di striscioni. Alcuni simpatici, altri discutibili come quello laziale 'la storia è sempre quella, il petto vale la stellà, talmente criptico da far pensare a tristi allusioni antisemite. Per il resto, 90 minuti di colore, calore e passione da entrambe le parti. Ma non certo di gran bel calcio.

Il primo Roma-Lazio in finale di Coppa Italia

Era la prima volta che Roma e Lazio si sfidavano per un trofeo ufficiale che tra l'altro valeva l'accesso all'Europa League. Andreazzoli conferma il 4-2-3-1 riproponendo, come contro il Milan, Marquinhos a destra e De Rossi sulla mediana. A sinistra Balzaretti e Marquinho, mentre in attacco Destro è preferito ad Osvaldo. Nella Lazio, Petkovic rilancia Radu e Hernanes, Onazi è preferito a Gonzalez a centrocampo mentre Cana è schierato al centro della difesa. Il primo tempo non è bello da vedere, tanta tensione e gioco spezzettato a conferma dell'importanza della posta in palio: alla fine si contano otto ammoniti, il primo, dopo appena 46» di gioco è Ledesma.

La partita

La Lazio sembra più in palla rispetto alla Roma e va vicinissima al gol dopo appena 3 minuti con Klose: Lulic che calcia da fuori area, Lobont respinge sui piedi del tedesco calcia sull'esterno della rete. Al 10' si fa viva la Roma: Marquinho per Destro che serve in area Bradley il cui destro in diagonale finisce alla destra di Marchetti. Il gioco è spezzettato ma la Lazio dà la sensazione di essere più in palla, la Roma sta sulla difensiva. Al 35' è ancora la formazione biancoceleste a rendersi pericolosa con Klose di testa, Lobont di piede salva in angolo. Allo scadere del primo tempo ci prova Destro di testa ma la sua conclusione è alta. Nella ripresa la Roma sembra avere una marcia diversa rispetto alla prima frazione di gioco. Gli schemi della Lazio saltano quasi subito, soprattutto a centrocampo. Dopo appena 7 minuti i biancocelesti perdono per infortunio Ledesma (uscito dal campo in lacrime). Si gioca in un Olimpico che diventa una bolgia con le due curve instancabili nel sostenere i propri beniamini. Al 22' è ancora la Lazio a rendersi pericolosa con Klose che manca d'un soffio la deviazione vincente su un cross di Mauri. La Roma risponde al 24' con Marquinho che invece di servire Totti solo in area sceglie la conclusione personale che non impensierisce Marchetti. La Lazio insiste e trova il gol al 26' con Lulic che sfrutta al meglio un cross di Candreva approfittando di una incomprensione tra Lobont e Marquinhos. La Roma prova a reagire con capitan Totti che su punizione colpisce una traversa. Ma la Lazio è più compatta e sfiora il raddoppio con Mauri. Andreazzoli corre ai ripari ma troppo tardi gettando nella mischia Osvaldo ma senza successo. La Lazio gestisce il vantaggio e aspetta il triplice fischio per alzare la Coppa. Nel tripudio all'Olimpico risuonano le note della canzone di Rino Gaetano 'Ma il cielo è sempre più blù, la Roma giallorossa lascia triste e frettolosa lo stadio. 

PLAYOFF SERIE B...EMPOLI-NOVARA LIVORNO-BRESCIA si parte da un doppio 1-1...

EMPOLI NOVARA PROBABILI FORMAZIONI / EMPOLI – Dopo l’1-1 del ‘Piola’, Empoli e Novara si affrontano domani sera al ‘Castellani’ per centrare la finale playoff. Alla squadra di Sarri basterà un pareggio, mentre quella di Aglietti ha un solo risultato a disposizione: la vittoria.
EMPOLI: Sarri ha ancora in dubbio Croce, che ha il 50% di possibilità di recuperare. Anche Laurini continua a non essere al meglio, ma dovrà stringere i denti vista l’assenza di Accardi. Ci saranno Saponara e Regini, rientrati dopo un giorno di allenamento con l’Under 21.
NOVARA: Aglietti dovrà fare a meno di Pesce, ko nella gara d’andata. Qualche dubbio in difesa, dove Perticone, Ludi e Colombo sembrano in corsa per due maglie. Quest’ultimo, escluso al ‘Piola’, stavolta potrebbe partire dal 1′. Ultima partita per Bardi con la maglia del Novara.
Probabili formazioni:
Empoli (4-3-1-2): Bassi; Laurini, Tonelli, Regini, Hysaj; Moro, Valdifiori, Croce; Saponara; Tavano, Maccarone. All.: Sarri.
Novara (4-3-3): Bardi; Colombo, Perticone, Lisuzzo, Crescenzi; Marianini, Buzzegoli, Fernandes; Gonzalez, Seferovic, Lazzari. All.: Aglietti.
LIVORNO BRESCIA PROBABILI FORMAZIONI / LIVORNO – Il Brescia ha bisogno di un’impresa, il Livorno ha a disposizione due risultati su tre per passare il turno dopo il pareggio dell’andata.
LIVORNO: Nicola torna al 3-4-1-2 con Dionisi che sarà di nuovo in campo dal 1′ insieme a Paulinho: da decidere chi sarà il sacrificato tra Duncan e Gentsoglou. Il tecnico ritrova Bernardini che ha scontato la squalifica e dovrebbe poter contare su Schiattarella, uscito anzitempo per precauzione durante la gara d’andata.
BRESCIA: C’è ansia per le condizioni di tre giocatori fondamentali: non solo Zambelli e Caracciolo, usciti malconci dalla gara d’andata, ma anche Budel, che ha problemi a un ginocchio. L’attaccante, oltre al problema al gomito, ha anche la febbre, ma tra i tre è quello con più chance di giocare, mentre per gli altri due Calori deciderà all’ultimo minuto.
Probabili formazioni:
Livorno (3-4-1-2): Mazzoni; Bernardini, Emerson, Ceccherini; Schiattarella, Luci, Gentsoglou, Lambrughi; Belingheri; Dionisi, Paulinho. All.: Nicola.
Brescia (4-3-2-1): Arcari; Zambelli, Caldirola, De Maio, Daprelà; Finazzi, Budel, Rossi; Corvia, Scaglia; And. Caracciolo. All.: Calori.

FORMULA 1...a Montecarlo dominano le mercedes e le red bull,male la ferrari...vince Rosberg

Gp Montecarlo, il trionfo di RosbergMONTECARLO - Come da copione, Nico Rosberg ha trionfato nel Gran Premio di Monaco di Formula 1. Ma questa è l'unica parte rispettata dal "copione" del Gp di Monaco perché per il resto è stato tutto un susseguirsi di colpi di scena, conclusi con Sebastian Vettel e Mark Webber nell'ordine sul podio alle spalle della Mercedes, con il triste settimo posto di Fernando Alonso e con diversi incidenti, fra qui quello "fotocopia" delle prove del povero Massa.
Eccezionale la gara di Sutil (Force India), quinto, alle spalle di Hamilton e davanti a Button. A punti anche Vergne (Toro Rosso), Di Resta (Force India) e Raikkonen (Lotus). 

Da questo ordine d'arrivo già si capisce che i colpi di scena non sono certo mancati, a partire dai tanti fuori pista, per finire con la bandiera rossa esposta dopo lo scontro tra Chilton e Maldonado. Un incidente che ha addirittura ribaltato le protezioni di gomma bloccando completamente la pista e rendendo necessaria una seconda partenza. Ma è Montecarlo, si sa, una pista dove non si passa mai dove però il divertimento (per il pubblico non certo per i piloti) non manca mai. D'altra parte se, come dicevamo, Rosberg è riuscito a rimanere sempre in testa per tutti e 78 giri dovendo ricostruire con pazienza dopo ogni scomparsa della Safety Car, alle sue spalle è successo davvero di tutto,
con alcuni momenti di grandissimo spettacolo.
Ci riferiamo ai sorpassi impossibili di Perez (uno dei quali è costato anche una discutibile penalità per Alonso, colpevole di un taglio di pista solo per evitare l'incidente) e di Sutil. Ma anche a quelli di Raikkonen che - azzoppato dalla solita manovra semi-suicida di Perez -è stato costretto a un cambio di gomme in extremis per poi tornare in pista e lanciarsi in una serie di sorpassi impossibili proprio negli ultimi giri.
E la Ferrari? Gara da dimenticare, Massa sbatte nello stesso punto dove si era schiantato nelle prove, Alonso ha subito tre sorpassi (tre!) e alla fine ha dovuto difendere la posizione dagli attacchi di Vergne con la Toro Rosso. Il problema insomma non è tanto il settimo posto (anche se basterebbe...), ma le prestazioni complessiva della macchina, che è sembrata solo l'ombra di quella che aveva corso due settimane fa.
Il grande vincitore di oggi, però, in ottica mondiale è Vettel: con una macchina che non aveva nessuna possibilità di battere le Mercedes il tedesco ha sgraffignato un importante secondo posto che lo proietta sempre più sulla vetta della classifica mondiale: ora Sebastian è al comando del campionato con 107 punti, seguito da Raikkonen a quota 86  quindi da Alonso (78), Hamilton (62) e Webber (57). Il vincitore i oggi è solo sesto con 47 piccoli punticini. Ma da quello che ha fatto vedere qui a Montecarlo Nico sarà di sicuro uno dei protagonisti di questo mondiale. Si accettano scommesse.

FINALE COPPA ITALIA...CI SIAMO,A VOI ROMA-LAZIO...le ultimissime prima di scendere in campo.

                                                                                                                                                                        
Tutto pronto all'Olimpico dove questa sera si assegna la Coppa Italia. Dopo le minacce , gli striscioni e i tam tam radiofonici finalmente tocca ai protagonisti
Una finale che vale la Coppa Italia, l'Europa League, ma soprattutto l'immagine della città nel mondo. Sì perché allo stadio comunque finirà con un capitano che alza la Coppa, ma se ci fossero scontri prima (vedi derby di ritorno in campionato) o dopo, i video di queste imprese arriverebbero in ogni angolo del globo più delle evoluzioni di Totti e Klose.
TENSIONI — Fra minacce (quelle telefoniche subite da alcuni laziali), striscioni aberranti, tam tam radiofonici, piani di sicurezza (previsti due mila uomini delle forze dell'ordine in azione), c'è da parlare di una partita che ha un suo perché.
 
 


TATTICA — Ci arriva meglio la Roma che ha concluso in scioltezza il campionato, mentre la Lazio sembra con le ruote sgonfie dopo un ottimo girone d'andata e un ritorno da retrocessione. Andreazzoli sceglie il 4-2-3-1 nel quale Osvaldo sembra aver vinto il ballottaggio con Destro, che comunque sarà della partita e che con Pjanic costituisce quell'alternativa tattica che sembra favorire la Roma che pare avere più frecce all'arco. Petkovic torna all'antico 4-5-1 puntando sulla classe di Hernanes, ma solo col dinamismo di Candreva e Lulic la Lazio ritroverà la sua solidità e competitività.
 
I I VECCHIETTI — Occhi puntati soprattutto su Totti e Klose, che potranno sbloccare il possibile stallo, quello creato dalla paura di perdere. Francesco, 36 derby e 9 reti, vuol raggiungere il primato dei cannonieri romanisti nella stracittadina segnando alla Lazio il primo gol in Coppa Italia. Miro insegue il suo primo trofeo italiano (7 in Germania) e il quarto gol alla Roma, che ha affrontato finora 5 volte (una col Bayern). Se vincerà la Roma sarà la decima Coppa Italia e sulla maglia della prossima stagione oltre alla coccarda ci sarà una stella d'argento.
"Chi la sa vince il derby" — Dal Vaticano intanto Papa Bergoglio interrogando i bambini della parrocchia Santi Elisabetta e Zaccaria di Prima Porta, periferia alle porte di Roma ha scherzato parlando del derby: "Gesù ci ha salvato e cammina con noi. Che fa per noi? Questa domanda è difficile - ha detto il Pontefice sorridendo -. Chi la sa vince il derby".
PROBABILI FORMAZIONIRoma 4-2-3-1: Lobont; Marquinhos, Burdisso, Castan, Balzaretti; De Rossi, Bradley; Lamela, Totti, Marquinho; Osvaldo. All. Andreazzoli. Lazio (4-5-1): Marchetti; Konko, Biava, Cana, Radu; Candreva, Onazi, Ledesma, Hernanes, Lulic; Klose. All. Petkovic. Arbitro: Orsato di Schio. In campo alle 18

 

FESTA BAYERN,DELUSIONE BORUSSIA...LE FOTO

Lacrime e visi inconsolabili, a Dortmund. Una vera doccia fredda la seconda rete del Bayern arrivata all’89esimo.
 










 

La gioia dei tifosi del Bayern Monaco, campione d’Europa, davanti al Wembley Stadium, il tempio del calcio inglese.
Due a uno tra i bavaresi e il Borussia Dortmund nella prima finale tutta tedesca di Champions League.






Almeno centocinquantamila tifosi tedeschi hanno invaso la capitale inglese per il big match.

Notte di festa a Monaco. Migliaia di persone si sono riversate nella centrale Leopoldstrasse. Pub affollati per brindare al dream team, già campione in Bundesliga.


FINALMENTE BAYERN....TRIONFA A WEMBLEY E PORTA A CASA LA COPPA...TABELLINO E PARTITA

BORUSSIA DORTMUND-BAYERN MONACO 1-2
Borussia Dortmund (4-2-3-1): Weidenfeller 7; Piszcek 5,5, Hummels 5,5, Subotic 6,5, Schmelzer 6; Gundogan 6,5, Bender 6 (90' Sahin sv); Blaszczykowski 6,5 (90' Schieber sv), Reus 7, Grosskreutz 6; Lewandowski 6,5.
A disp: Langerak, Kirch, Santana, Kehl, Leitner. All: Klopp 7
Bayern Monaco (4-2-3-1): Neuer 7; Lahm 6,5, Boateng 6, Dante 6, Alaba 6,5; Javi Martinez 6,5, Schweinsteiger 6; Robben 8, Mueller 6,5, Ribery 7,5 (90' Gustavo sv); Mandzukic 6,5 (93' Gomez sv).
A disp: Starke, Van Buyten, Tymoshchuk, Shaqiri, Pizarro. All. Heynckes 7
Arbitro: Rizzoli 6
Marcatori: 60 'Mandzukic (Ba), 68' rig. Gundogan (Bo), 89' Robben (Ba)
Ammoniti:
Dante, Ribery (Ba); Grosskreutz (Bo)
Espulsi: -

LONDRA- Un gol di Robben, all'89', permette al Bayern Monaco di diventare, per la quinta volta nella sua storia, campione d'Europa. A Wembley, la squadra di Heynckes batte il Borussia Dortmund per 2-1 al termine di un match deciso interamente nel secondo tempo. I bavaresi passano in vantaggio grazie a Mandzukic (60'), ma vengono ripresi poco dopo da un rigore di Gundogan (68'). Nel finale, una percussione dell'olandese manda il Bayern in paradiso.
LA PARTITA
Da sempre il numero 2. Una carriera baciata dal talento, ma fatta di sconfitte e devastanti delusioni. Un Mondiale perso in finale, con gol divorato solo davanti al portiere, sullo 0-0. Due Champions svanite all'ultimo atto tra cui quella dello scorso anno, dove fallì un rigore al supplementare. Una vita da perdente, quella di Robben. Fino al ruggito di Wembley, rivincita che dona il paradiso. Per lui, per i suoi compagni, per i tifosi del Bayern e per Jupp Heynckes. Che molla la nave a 68 anni, con la seconda Champions in bacheca (dopo quella del 1998 col Real) e uno scudetto da record. Arjen Robben schianta la storia al minuto 89 di una finale boomerang. Ribery libera l'olandese di tacco, lui s'infila tra i due centrali del Borussia e con un tocco di sinistro, dolce come il suo piede mancino, fa rotolare la sfera alle spalle di Weidenfeller.

Ventiquattro giorni dopo, il Bayern sembra un'altra cosa. La mostruosa condizione atletica, vitale per demolire il Barcellona, non è più quella mostrata un'intera e stagione e, in maniera ancora più roboante, nella doppia sfida coi catalani. Il Borussia pare rispettoso. Si aspetta una brutale aggressione e attende, quieto ma vivo. La squadra di Klopp si trattiene nei primi minuti. Poi, aiutata da un Bayern remissivo, prende coraggio e cambia la marcia della gara. Lewandowski è il primo a scaldare i guanti di Neuer (14'), i cui riflessi sono invece messi alla prova da Blaszczykowski (15'), che calcia da pochi passi e trova la riposta del portierone tedesco. Il Bayern, nel primo tempo, indietreggia anziché mordere. Prende fiato anziché pressare alto. Nella partita più importante, la filosofia opposta a quella interpretata per una stagione intera. Così il Borussia ha vita facile, si affida a un Reus in formato super e per quasi mezz'ora è padrone di Wembley. I bavaresi entrano in partita al 26', quando un colpo di testa di Mandzukic viene salvato da Weidenfeller con l'aiuto della traversa. La banda di Klopp, spaventata, rischia ancora poco dopo (30') quando Robben si divora lo 0-1 solo davanti al portiere.

A questo punto il Borussia prende paura e da qui in poi ciascuna delle due risponde colpo su colpo alle iniziative rivali. Lewandowski e Robben, sempre lui, sfiorano il gol prima del riposo, da dove esce una Bayern rivitalizzato. Il vantaggio ha la firma di Mandzukic (60'), che sfrutta un assist di Robben dopo un'illuminazione di Ribery. Il Dortmund replica con un rigore di Gundogan (68'), concesso da Rizzoli per uno scomposto fallo di Dante su Reus. L'1-1 risveglia il vecchio Bayern Monaco. Quello visto contro il Barcellona, che schiaccia l'avversario e lo tramortisce con un ritmo furioso. I bavaresi lavorano ai fianchi gli avversari e li finisco con un colpo di fioretto a un minuto dalla fine. Quando fa più male. Quando ormai non c'è più tempo per rialzarsi dal suolo. Il Bayern, dopo due finali perse dal 2010 a oggi, mette in bacheca il quinto titolo europeo della sua storia. Heynckes vince la sua seconda Champions League, con due squadre diverse, ed eguaglia il record di Hitzfeld, Happel e Mourinho. Al vecchio Jupp manca ancora una partita, prima del congedo. La finale di Coppa di Germania in programma l'1 giugno, contro lo Stoccarda. Dopo Bundesliga e Champions, sarebbe un tris epocale. A quel punto, il suo successore potrebbe solamente eguagliarlo.

CICLISMO....UN GRANDE VINCENZO NIBALI TRIONFA A BRESCIA E VINCE IL GIRO D'ITALIA 2013

Un lampo rosa colora le Tre Cime di Lavaredo, imbiancate da una nevicata interminabile. Vincenzo Nibali ha scelto di vincere il 96/o Giro d’Italia di ciclismo nel modo più fragoroso, con un’impresa da leggenda, che riporta a un ciclismo dai fotogrammi in bianco e nero, lontano anni luce. Lo “Squalo dello Stretto” si è esaltato, sul tratto più duro della salita che portava sulle Tre Cime di Lavaredo, dove le pendenze toccano il 12 per cento e mentre la neve gli si incollava sul viso, gelandogli la pelle e rigandogli il cuore.

Nibali è stato semplicemente super, una spanna sopra gli altri: si è fatto trainare dai compagni Aru e Kangert, che è letteralmente “scoppiato”´, mentre mulinava per il proprio capitano, quindi è partito quando mancavano 3,5 km al traguardo. Tremilacinquecento metri da tregenda, mentre la neve aumentava d’intensità e il freddo sembrava avere il sopravvento sull’audacia, il coraggio e la forza di un manipolo di uomini soli con la propria sofferenza.
Nibali ha allungato, trascinandosi dietro due colombiani del calibro di Betancur e Uran Uran, scalatori puri, gente abituata a pedalare sempre in salita e controcorrente. Nibali è scattato una prima volta, poi ha ripreso fiato, con la maglia rosa diventata ormai bianca di neve, poi è ripartito a circa 2,5 chilometri dalla fine del supplizio. Questa volta lo scossone ha prodotto gli effetti sperati: Uran Uran e soprattutto Betancur si sono attardati, sembravano fermi, mentre il messinese dava l’impressione di volare. In fuga per la vittoria. Una fuga prepotente, nella bufera, con la neve attaccata addosso, uno smorfia che sembrava un misto di sofferenza, concentrazione, pathos.

Il corridore della Astana è andato via, mentre manipoli di tifosi formavamo una scia alle sue spalle e il padrone del Giro d’Italia sbracciava per toglierseli di torno. Anche, come ha ammesso al termine della tappa, per non rischiare di essere coinvolto in uno scivolone dai risvolti fantozziani. Nibali, a un chilometro dalla fine, magari con il pensiero alla “sua” calda Messina, rivolgendo lo sguardo alla neve incessante, ha avuto la forza di baciare la fede nuziale, in omaggio alla moglie Rachele che in quel momento piangeva di gioia ed esultava, non tanto per la ormai quasi certa vittoria nel Giro del marito, quanto per il coraggio mostrato dal suo “Enzino”. Nibali, dopo essere stato il terzo siciliano a indossare la maglia rosa, seguendo le orme del concittadino Giovanni Corrieri nel 1953 e del palermitano Giovanni Visconti nel 2008, sarà il primo a cucirsela addosso in maniera definitiva. Il suo exploit, che segue quello nella Vuelta di Spagna 2010, rimarrà scolpito nella storia del ciclismo e rappresenta una delle pagine più esaltati nella storia dello sport italiano. Perché Nibali non si è accontentato di vincere, ha voluto stravincerlo, il Giro d’Italia 2013: dopo giorni di controllo assoluto, mentre i suoi avversari (Wiggins su tutti) si sgretolavano, si staccavano, si arrendevano, lui proseguiva la propria marcia con la sicurezza e l’autorevolezza dei forti. Ha vinto nella bufera, Nibali, e forse nemmeno lui si è reso conto dell’importanza di un successo per nulla annunciato, ma atteso, sperato, preparato nei minimi dettagli, dopo mesi e mesi di preparazione, attraverso le affermazioni nella Tirreno-Adriatico e nel Giro del Trentino. Lo “Squalo dello Stretto” non voleva portare la maglia rosa a Brescia senza vittorie e c’è riuscito. A questo punto restano solo gli applausi e i titoli di coda.